Il turismo caritatevole e la (mala)cooperazione

Valentina in Cambogia
Inserito da Giorgio Gatta mercoledì 08 febbraio 2012
- "Inserito dal Blog di Valentina Miozzo - www.viaggiarelibera.com
Viaggiando vi sarà sicuramente capitato di essere infastiditi da commercianti insistenti, di rischiare una crisi di nervi dopo 30 minuti di contrattazione, di essere accerchiati da bambini che mendicano caramelle e soldi.

A me è capitato soprattutto in Africa e viaggiando con un budget minimo per più mesi, non ero proprio nelle condizioni di acquistare souvenirs a destra e a manca. Non esistono distinzioni tra turista mordi e fuggi con soldi e backpacker al verde che viaggia per mesi, per la gente del posto siamo tutti turisti bianchi e abbiamo le tasche piene di soldi.  Non è piacevole camminare e sapere che tutti ti osservano come un portafoglio con le gambe. Il modo con cui vengono chiesti i soldi agli stranieri in alcune località è assolutamente impertinente e assillante, talvolta provoca l'effetto contrario allontanando il possibile acquirente. 

Questo atteggiamento invadente può infastidire, ma chiediamoci quali possono essere le cause

Questa situazione è anche nostra responsabilità, di noi occidentali soprattutto: dell'assistenzialismo della cooperazione internazionale e dell'approccio "Vado a vedere la gente povera" dei turisti in visita. L'approccio con cui "i bianchi" hanno dato e danno soldi/aiuto è estremamente assistenziale e saccente, nonostante le buone intenzioni.

La (mala)cooperazione: 
 
"Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare". Questo detto spiega chiaramente ciò che intendo quando mi riferisco al vecchio modello di cooperazione internazionale. La conseguenza di aver regalato troppi pesci è che si è creata una dipendenza, lo sviluppo si blocca: spesso di fronte ad un problema  la reazione è "Aspettiamo, arriverà una ONG e risolverà tutto". I bianchi sono visti come Babbo Natale e la tendenza è quella di "rimanere bambini" in attesa di un regalo.

Sul tema della cooperazione internazionale vecchio stampo, consiglio il film "Come sono buoni i bianchi" di Marco Ferreri.

Il turismo caritatevole:
 
I bambini chiedono soldi e caramelle e i turisti continuano a dare loro questi contentini con la seria convinzione di fare del bene. Il turismo sostenibile insegna il contrario. 

Il fatto di "donare pubblicamente" qualcosa non fa altro che aumentare il gap culturale, alimentando l'idea del bianco ricco e del nero povero, del civilizzato e del selvaggio, del progredito e del primitivo, dell'occidentale e non occidentale e via dicendo. Se qualcuno vuole donare qualcosa lo dovrebbe fare umilmente in modo riservato, al capo villaggio, al referente di un progetto, al preside di una scuola. 

E' comune anche la distribuzione di caramelle ai bambini (è incredibile quanto diventino buoni in bianchi in Africa!), in questo modo i turisti non fanno altro che incrementare la mendicità dei giovani e peggiorare lo stato di salute degli stessi. 
La visione del turista o del volontario è, generalmente, questa: "io sono benestante , tu sei povero, quindi io ti aiuto".  Questa visione dovrebbe trasformarsi in "viviamo in due culture differenti, condividiamo e collaboriamo assieme per imparare l'uno dall'altro". Quest'ultima visione esclude la presunzione che solo noi bianchi abbiamo qualcosa da dare. Per modificare questa visione va messo in discussione il concetto di povertà: attualmente è considerato povero chi non ha la tv o la lavatrice. Dedicherò un post al tema. 

Altra pratica diffusa è quella di comprare oggetti dai bambini (questo l'ho notato soprattutto in Asia); anche qui il turista pensa di fare del bene, ma in realtà non fa altro che incentivare il lavoro minorile.

E' difficile capire qual è il comportamento adeguato quando si viaggia in un paese diverso dal nostro e ancora oggi alcuni tour leader invitano i turisti a portare caramelle e matite quando è prevista la visita ad un villaggio. Cosa buona se fatta con discrezione, senza far vedere al mondo intero che "l'occidentale porta i regali ai bambini poveri". 

Fortunatamente negli ultimi tempi anche il turismo classico sta cambiando ed è più attento ai comportamenti da adottare in viaggio, ma il processo è lento. Il viaggio è uno scambio di sensazioni, curiosità e rispetto, non solo beni materiali. Un sorriso, 5 minuti del vostro tempo, una passeggiata, un disegno sulla sabbia, qualche parola della lingua locale... valgono molto più di una caramella.
 
Se ogni turista fosse correttamente informato delle conseguenze di certe sue azioni, apparentemente benefiche, sarebbe consapevole e capace di scegliere autonomamente che comportamento adottare.

Smithd670 ha commentato giovedì 29 settembre 2016 16:11:37
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