Nessun buon matrimonio nasce sotto minaccia!

Inserito
da Giorgio Gatta mercoledì 15 luglio 2026
UN COMUNE NON PUÒ FONDERSI SOTTO RICATTO.
I sindaci di San Bellino, Gaiba e Barbona dicono no al diktat della Regione: "O ti fondi, o perdi i finanziamenti regionali".
“O il vostro Comune si fonde con un altro, oppure niente più soldi dalla Regione.” È questo, in sostanza, il messaggio che negli ultimi tempi alcuni esponenti regionali hanno lanciato ai piccoli Comuni veneti.
I sindaci di San Bellino (Ro), Aldo D’Achille, di Gaiba (Ro), Nicola Zanca e di Barbona (Pd), Francesco Peotta rispondono con chiarezza: No, non è così che si fanno le fusioni.
Fondersi con un altro Comune deve essere una scelta libera, presa in scienza e coscienza dalle comunità. Non può essere un atto forzato dalla minaccia di una ritorsione economica.
"Meno Comuni, meno sprechi"? I fatti dicono altro
Da anni si ripete uno slogan: unire gli enti fa risparmiare. Ma un esempio smentisce questa idea. Dieci anni fa le ULSS del Veneto sono state accorpate: da 21 sono diventate 9. Il risultato? La spesa sanitaria non è calata, è quasi raddoppiata: da 8,8 miliardi di euro nel 2016 a quasi 15 miliardi oggi.
Se accorpare non ha fatto risparmiare in sanità, perché dovrebbe funzionare diversamente per i piccoli Comuni?
I piccoli Comuni non sono il problema
I Comuni piccoli non sono in difficoltà perché sono piccoli. Sono in difficoltà perché da anni ricevono sempre meno soldi dallo Stato, e perché non è mai arrivata una vera riforma di un autentico federalismo fiscale che lasci ai territori una parte giusta delle risorse che essi stessi producono.
Una contraddizione difficile da spiegare
“In Veneto sono già state realizzate 18 fusioni di Comuni - osserva il sindaco Aldo D’Achille - ma c’è un paradosso: quattro dei nuovi Comuni nati da queste fusioni hanno oggi meno di 3.000 abitanti, la stessa “soglia critica” che si usa per dire che un singolo Comune è troppo piccolo. Le due fusioni più recenti, Alpago e Santa Caterina d'Este, sono state approvate dalla Regione proprio con questa dimensione demografica.
“Se questa dimensione è considerata adeguata dopo una fusione, perché non dovrebbe esserlo anche per Comuni che già sono così?” si chiede il sindaco D'Achille.
Quanto costano davvero queste fusioni ai contribuenti?
Le sole fusioni di Alpago e Santa Caterina d'Este costeranno, tra contributi statali quindicennali e finanziamenti regionali, quasi 17 milioni di euro. D'Achille si domanda: siamo certi che tali risorse non avrebbero prodotto benefici maggiori se fossero state destinate direttamente ai Comuni per migliorare servizi, manutenzioni, sicurezza e investimenti, senza cancellarne la propria autonomia?
Piccolo non vuol dire più caro
Si dice spesso che i piccoli Comuni “costano di più per abitante”. Ma il sindaco Francesco Peotta spiega perché questo confronto inganna: molte spese sono fisse, non dipendono dal numero di abitanti. Se un Comune spende 10.000 euro all'anno per tagliare l'erba lungo le strade e ha 1.000 abitanti, il costo è di 10 euro a testa. Se gli abitanti scendono a 500, lo stesso servizio costa 20 euro a testa, anche se la spesa reale non è cambiata di un euro. Non è il Comune che spreca: è semplicemente lo stesso territorio da curare, con meno persone che lo abitano.
Anche gli studi della Banca d'Italia confermano che fondere i Comuni non porta risparmi automatici e sicuri: se qualche beneficio arriva, si vede solo dopo molti anni, mentre nel frattempo crescono la burocrazia e si toglie voce ai cittadini.
Il vero volto dei piccoli Comuni
Il sindaco Nicola Zanca ricorda che i piccoli Comuni sono stati tra i più bravi ad usare bene i fondi del PNRR, pur avendo personale e risorse quasi dimezzati rispetto a trent'anni fa. Nello stesso periodo lo Stato ha più che raddoppiato la sua spesa, passando da 550 miliardi di euro nel 2001 a oltre 1.200 miliardi oggi.
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Sono chiamati “piccoli” solo perché hanno pochi abitanti. In realtà amministrano più della metà del territorio italiano (oltre il 55%). Qui nascono oltre il 92% dei prodotti DOP e IGP e quasi l'80% dei grandi vini italiani. Qui si trovano la maggior parte degli impianti di energia rinnovabile. Sono il presidio che tiene vivo il territorio, protegge la natura e mantiene servizi essenziali dove altri si sono ritirati. |
C'è anche un rischio molto concreto: il contratto di servizio universale di Poste Italiane garantisce un ufficio postale in ogni Comune. Se un Comune scompare per fusione diventando frazione, questa garanzia può venir meno. Come lo spiegheremo ai cittadini, il giorno in cui l'ufficio postale chiude per sempre?
E ancora: un Comune autonomo può partecipare da solo a bandi di Regione, Ministeri, Unione Europea e fondazioni, portando a casa risorse per il territorio. Una semplice frazione di un Comune più grande, questa possibilità, non ce l'ha più.
La vera sfida
I Comuni sono spesso l'ultimo presidio prima dell'abbandono delle zone interne e rurali. Per questo la vera sfida non è avere meno Comuni, ma renderli più forti: liberarli dal fardello della burocrazia e dare loro risorse e strumenti per continuare a fare il loro lavoro, insostituibile, vicino alla gente.
I Sindaci di
San Bellino: Aldo D’Achille,
Gaiba: Nicola Zanca
Barbona: Francesco Peotta
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