NEPAL Parte seconda

Inserito
da Andrea Benassi venerdì 04 settembre 2026
Non sempre le grotte di glaciali sono una bella cosa, ma sono reali e bisogna tenerne conto.
Avendo un minimo di esperienza di glaciospeleologia, mentre davo un occhiata al tipo di ghiacciaio pensile collassato in Tibet, ovviamente buttavo un occhio a quanto potesse essere potenzialmente un ghiacciaio adatto al criocarsismo.
Intanto se vogliamo dare due informazioni in più, basta dare un occhiata alle immagini storiche dell'area per capire che il grande ghiaccio pensile praticamente quasi 'transcorreva' sulla lingua sottostante a quota 3700. Cioè si 'univa' se non come cascata di ghiaccio di fatto come parete glaciata di permafrost.
Una situazione molto simile, in grande, a quella che abbiamo studiato a Vallelunga in Alto Adige. Il ghiaccio sottostante, tanto per levare ogni dubbio sul riscaldamento in atto in quella zona, appare evidente come occupasse la valle a quota 3700 per oltre un chilometro fino ad una dozzina di anni fa, mentre nel 26 ne rimaneva una piccolissima porzione valliva di poche centinaia di metri. Anzi dieci anni fa ospitava sicuramente un bel sistema di grotte glaciali, si vedono distintamente alcuni ingressi.
A monte il ghiacciaio pensile dall'alto dei suoi 5200 metri invece appare dalle vecchie immagini sempre ben coperto di neve e mostra solo la classica struttura di crepacci in corrispondenza del cambio di pendio prima della parete. Tutto regolare, almeno fino al 2017.
A monte della parete oggetto del collasso, il ghiaccio si presenta suborizzontale per oltre un chilometro. Praticamente prende poco più di un centinaio di metri in un chilometro.
Queste sono le condizioni ottimali per lo sviluppo di un sistema di drenaggio sopraglaciale, ovvero perchè si crei un reticolo di fiumi di fusione, chiamate 'bediere' che poi trovano normalmente un qualche punto di debolezza dove penetrare nel corpo glaciale creando dei 'mulini' glaciali, la classica grotta endoglaciale.
Siccome il ghiaccio è impermeabile, per entrare devono sfruttare punti di discontinuità, spesso in prossimità di linee di tensione strutturale, spesso vicino ai fasci di crepacci.
Intendiamo per non esperti, i mulini sono mulini non crepacci, ma i crepacci non gli fanno schifo per trovare il modo di iniettare acqua all'interno del corpo glaciale.
Ovviamente perché ci siano bediere con acqua bisogna che ci sia acqua di fusione disponibile. ovvero bisogna che almeno in un periodo dell'anno quella parte di ghiacciaio sperimenti un periodo abbastanza lungo di fusione.
E qui torna in campo la famosa ELA. Fino a tempi recentissimi, i mulini glaciali nelle Alpi si cercavano e si trovavano circa intorno ai 2000-2600 metri, ovvero abbastanza sotto l'ELA perchè abbastanza acqua avesse tempo e spazio per convogliarsi creando reticolo abbastanza estesi da portare una quantità di acqua e quindi energia termica per operare poi la fusione del ghiaccio che crea il mulino.
Energeticamente il mulino non è altro che la rappresentazione geometrica e spaziale di un trasferimento energico capace di far cambiare di stato un certo volume di ghiaccio. Poi anche sulle Alpi è successo qualcosa... e ora i mulini attivi d'estate li troviamo ad oltre 3000 metri di quota.
Cosa vuol dire questo?
Vuol dire che a quella quota sulle Alpi i corpi glaciali sono 'imbevuti' di acqua in fase liquida sparsa e distribuita in molteplici strutture micro e macroscopiche.
E in Nepal?
Fatte le proporzioni con la latitudine tropicale, fino ad una decina di anni fa... cercare mulini ad oltre 5000 in quelle zone sarebbe stato del tutto inutile, ma oggi le cose non sono più così. Dalle immagini satellitari storiche si vede benissimo come già nell'estate 2017 l'area a monte del collasso presenti una idrografia superficiale ben strutturata, con bediere gerarchizzate lunghe molte centinaia di metri capaci quindi di drenare e iniettare acqua proprio a ridosso della fascia di crepacci.
Ma poi le cose peggiorano. Le immagini ad alta risoluzione della zona del 2026, precisamente inverno 2026, ci mostrano una situazione imbarazzante. Il ghiaccio appare coperto da neve, ma le bediere sono ancora ben evidenti e cosa inquietante si vedono nettamente gli ingressi di una decina di mulini. Grotte endoglaciali. Le dimensioni non sono enormi, circa 5 metri di diametro, ma ricordiamoci che siamo in inverno!
Non solo non dovrebbero esserci per quota, ma a maggior ragione non dovrebbero essersi conservate essendo inverno!
Cosa sono diventati quei mulini a ridosso dell'estate torrida e carica di monsoni appena trascorsa?
Purtroppo non abbiamo immagini ad alta risoluzione (gratis) disponibili, le immagini Sentinel del giorno prima del crollo mostrano un ghiacciaio totalmente 'secco' privo di neve, si notano alcuni punti scuri, ma la risoluzione non permette di dire con certezza si siano ingressi.
L'immagine in falsi colori della stessa giornata ci mostra però come il drenaggio del corpo glaciale fosse in piena con grandi cascate di acqua che precipitavano dalla parete, quindi da quota 5200 per iniettarsi nella parte residua di lingua a valle e quindi uscire dal fronte.
Di acqua in quei mulini e sotto quel pezzo di ghiaccio ne circolava veramente tanta nei giorni precedenti il crollo! Tanta acqua capace di alterare le condizioni di stabilità e attrito di una parte enorme di quel ghiacciaio.
Questo si intende per lubrificare il bedrock creando le condizioni per un crollo!
Quali strutture abbia creato è difficile dirlo, andando sul posto sarebbe molto interessante vedere le tracce di quello che è restato sulla parete di ghiaccio del collasso.
Non è difficile immaginare la presenza di morfologie tipiche dei laghi subglaciali, grandi sale di forma schiacciata, larghe e basse.... sarebbero tanti gli indizi da raccogliere su questa scena del disastro.
Certo raccogliere indizi può essere stimolante per capire cosa sia successo e quanto facilmente potrà succedere altro, fa non è la soluzione.
Capire i processi di ipercarsismo glaciale che stiamo vivendo è molto stimolante dal punto di vista intellettuale, ma la soluzione la sappiamo già e si tratta solo di cominciare a metterla in campo.
Andrea Benassi
28/08/2026
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