Il Nepal è molto vicino

Inserito
da Andrea Benassi martedì 08 settembre 2026
Dopo qualche giorno di stupore e conta dei morti, ormai il disastro avvenuto tra Tibet e Nepal sta già perdendo posizioni sulle pagine.
Spostato in basso nello score delle notizie. Legioni di negazionisti si sono improvvisamente mobilitati per arginare ogni forma di coscienza collettiva e Politica sulla faccenda.
Si moltiplicano i forse e i distinguo sulle cause per non turbare troppo governi e cancellerie.
Eppure quello che è successo in Asia, succede regolarmente anche nelle nostre Alpi.
L'aumento delle temperature non solo fonde i ghiacciai ma cosa forse ancora più infida rende di una fragilità inconcepibile le alte montagne.
I giorni scorsi ero con alcuni amici sul versante austriaco delle Alpi Venoste, versante nord, quello dove in teoria i ghiacciai soffrono di meno, solo in teoria perché scompaiono a vista d'occhio, ma la cosa più interessante in fatto di effetti del riscaldamento antropogenico che stiamo vivendo, l'abbiamo vista proprio come effetto della degradazione del Permafrost.
Quando la temperatura aumenta, quella parte di terreni e strutture che dovrebbero restare congelati e quindi incollati e solidi, cominciano a fare strani scherzi.
Ecco così che lungo la strada sterrata che stiamo percorrendo a piedi verso il ghiacciaio di Gurgler, a quota 2250 circa, incontriamo uno strano cartello che indica che la strada è chiusa e di procedere con estrema cautela.
Qualcosa di simile ad una enorme frana che viene dall'alto invade la strada per molte decine di metri.
I sassi sono grossi e cosa più inquietante si capisce bene che tutto si sta muovendo.
Di frane qualcosa ne capisco e vedendo quella il primo sentore è che non sia un posto dove fermarsi, ma ancora non mi è chiaro cosa sia esattamente.
La soluzione viene solo poco dopo guardando la scena a colpo d'occhio da un controcampo ed appare tanto evidente e bella quanto terribile.
Quella cosa che ha invaso la strada, anzi che l'ha cancellata per sempre, non è una frana ma la parte finale di un "Rock glacier" da manuale.
Ma cos'è esattamente un ghiacciaio di roccia?
Semplice, ciò che resta dopo la scomparsa di un ghiacciaio normale, ovvero una massa di detriti e roccia tenuti insieme da una pasta di ghiaccio. Una struttura viva capace di conservare ancora un grande nucleo di ghiaccio in profondità che tiene insieme tutto.
Una struttura che per forma e comportamento evolve quasi come un ghiacciaio normale solo che è composto in buona parte di roccia.
Cosa succede a questa roba se la temperatura sale?
Semplice, comincia a muoversi, fluisce come farebbe un ghiacciaio, ma con un flusso di roccia.
Inarrestabile, ricoprendo e distruggendo tutto quello che incontra.
Se poi dovessimo parlare delle sue acque (già perché essendoci ghiaccio lui emette acqua se fonde) poi ci sarebbe un mucchio di cose da dire, non tutte belle, ma quella è un altra storia.
Ero stato su quella strada giusto tre anni fa e lui ancora se ne stava tranquillo in alto, così come fino al 2025 come mostrano le immagini satellitari, poi ha deciso di prendere vita e ha cominciato scivolando di oltre 100 metri mangiandosi la strada e con il collegamento tra alcuni rifugi alpini.
Ma gli scherzi del 'permafrost' non finiscono qui.
Arrivati in cima scopriamo che il rifugio dell' Hochwildehaus è chiuso a tempo indeterminato per 'danni irreparabili'.
Ci domandiamo che razza di danni siano avvenuti a questo grande edificio che dal 1939 di inverni ne ha visti.
Poi la scoperta semplice e brutale. Stanno cedendo le fondamenta.
La realtà solida e i presupposti su cui era costruito non sono più così solidi nell'epoca del Globar Warming.
Il permafrost su cui è costruito a quota 2890 metri sta fondendo e con lui affonda il rifugio.
Metafora interessante della nostra società e della nostra idea di progresso.
Dalla Siberia al Nepal passando per l'Austria, le nostre arroganti certezze stanno letteralmente affondando e ci scopriamo totalmente indifesi davanti a tutto questo.
Indifesi a meno che non decidiamo di prendere seriamente la faccenda e muoverci di conseguenza.
Un romanzo recente, intitolato "Diluvio" traccia un lungo percorso sociale dei tempi e degli effetti che potremmo trovarci a vivere a tutti i livelli.
La parte forse più interessante del libro è nel seguire la lunga e tormentata battaglia che alcuni dei protagonisti devono intrattenere per anni contro lobby industriali e partiti politici per arrivare a varare una legge contro i combustibili fossili.
Un percorso ad ostacoli dove però l'autore suggerisce una strategia interessante.
Uscire da ogni polarizzazione politica 'destra-sinistra' dove una parte si riconosce nella lotta al cambiamento mentre l'altra nella sua negazione.
Gli attivisti del romanzo, giocano in modo asimmetrico, stringono alleanze con chiunque fosse anche il Diavolo, pur di avere l'appoggio politico sulla legge contro il 'cambiamento climatico'.
Non più reazionari negazionisti e progressisti pseudo ambientalisti, ogni schieramento si tenga i suoi valori ma tutti dicano quello che vogliono fare contro l'uso dei combustibili fossili se vogliono i voti.
Il messaggio di fondo è semplice: Non è più tempo di guerre 'culturali' se non blocchiamo la spirale dei cambiamenti in corso, non ci sarà nessuna Società, ne progressista ne reazionaria, non ci saranno diritti civili e non ci saranno i bei vecchi tempi identitari.
Semplicemente non ci sarà nulla o almeno nulla di simile a ciò che fino ad ora abbiamo chiamato "Società".
Andrea Benassi
31/08/2026
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