Le Imprese Rurali devono avere maggiore coraggio per offrire esperienze inclusive a coinvolgenti

Inserito da Giorgio Gatta venerdì 22 gennaio 2021

Carissime amiche e amici,


Le ricerche sulle vacanze “Green” sono aumentate del 94%.

È qui che l’impresa Rurale deve inserirsi, essere più coraggiosa, puntando sull’autenticità e creando una nuova cultura, informando e formando, offrendo esperienze inclusive e coinvolgenti anche da un punto di vista emotivo con una offerta che sia: Rassicurante, Attraente e Fidelizzante.


Oggi si parla di turismo “Green”, di viaggi che rispettano i luoghi, proteggono l’ambiente e supportano le comunità locali, sentirsi cittadini temporanei nei Borghi Autentici d'Italia.


Il desiderio di viaggiare in modo più responsabile e ridurre l’impatto ambientale ha preso gradualmente ritmo negli anni, ma il lockdown ha accelerato il cambiamento e la sostenibilità è uno dei fattori più richiesti dal mercato. Non è un caso che la ricerca di mete poco conosciute, inesplorate, poco affollate e lo #slowtourism ( turismo lento, fatto a piedi, in bicicletta, a cavallo, a contatto e nel rispetto della natura) stiano diventando forme di turismo sempre più apprezzate dagli italiani e internazionali che vogliono tornare a viaggiare.


È probabile che nel tempo il sovraffollamento turistico tornerà in molte parti del mondo, ma sono sempre di più i turisti alla ricerca di luoghi alternativi da visitare.


Oggi si pratica anche il work + vacation, significa lavorare stando in vacanza.


Milioni di persone in tutto il mondo non hanno più il vincolo della presenza in ufficio, anche i meeting aziendali e riunioni di persona sono una cosa del passato, i lavoratori, gli smart worker, possono allontanarsi dalla propria città e scegliere dove impostare il proprio ufficio, ovunque nel mondo.


Ed è per questo cari amici Rurali vi dico “ORGANIZZIAMOCI”, perché questi ospiti/lavoratori/turisti, in particolare del Nord Europa, potrebbero passare i sei mesi invernali nella nostra meravigliosa e solatia Italia.


Un abbraccio

Fausto Faggioli

Territorial Marketing Manager


ggatta ha commentato lunedì 25 gennaio 2021 17:30:03
Grazie a te carissimo Fausto, è effettivamente un problema culturale. Se non sapremo effettuare dei cambiamenti nel nostro modo di approcciarci alla terra, che ne sarà del futuro dei nostri territori? Andremo verso l'abbandono dei terreni con una mancanza di presidi umani o verso nuove forme di latifondo? E soprattutto quand'è che inizieremo a trattare di cambiamenti culturali e nuove forme di economia?
Anonimo ha commentato venerdì 22 gennaio 2021 10:49:53
Grazie per la condivisione carissimo e grande Giorgio Gatta, il grande lavoro è creare una nuova “cultura” sull'economia territoriale. Prima dell’avvento del Covid, molti vivevano nella sicurezza e presunzione di poter controllare il pianeta che ci ospita. Ma la crisi pandemica non è altro che la parte più visibile di una crisi sistemica molto più complessa. E anche un’occasione importante, forse l’ultima, per renderci conto che bisogna agire per limitare il nostro impatto. Ed è per questo che dico che il problema è “cultura del territorio” Un abbraccio
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