PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Inserito da Don Alberto domenica 17 luglio 2011

 

Da poco tornato dal viaggio in Africa, che ci ha permesso di conoscere alcune piccole tessere di quel grande puzzle che è il Continente Nero, faccio ancora fatica a riordinare le idee, a scrivere in poche righe quello che ho visto, ho ascoltato, ho imparato, ho scoperto. Per me, come per tutti i miei compagni di viaggio, era "la prima volta in Africa": il nostro stile di viaggio è stato quello di muoverci tanto, per abbracciare quasi per intero il Burkina Faso, uno Stato piccolo e poco conosciuto della fascia sud-saheliana. Con l'appoggio di Mani Tese, una ONG che opera dal 1964 in tanti Paesi del sud del Mondo, abbiamo potuto conoscere e finanziare alcuni suoi progetti, tutti tesi a trovare una via di sviluppo voluta e presa in mano dalle popolazioni locali.

Metto un po' di ordine nei miei pensieri con tre semplici parole: passato, presente, futuro.

Passato. Davvero tante volte, durante la settimana vissuta al villaggio di Tangaye, a più stretto contatto con la gente, ho avuto l'impressione di aver viaggiato indietro nel tempo: le strade di terra battuta, la mancanza di elettricità, l'acqua da attingere al pozzo, il bagno fatto con una buca nel terreno fuori casa, il lume a petrolio da accendere dopo il tramonto, il lavoro nei campi fatto solo con la zappa e con l'asino, il telefono più vicino a 12 chilometri di distanza, la circolazione della moneta quasi assente. Niente di drammatico, tutte cose che hanno vissuto anche i miei nonni qui in Italia, ma mi hanno fatto pensare a quanto nella mia vita è davvero essenziale e quanto è invece superfluo, spreco, inutile voglia. Vivendo accanto a quella gente vedevo chiaramente che io usavo molte più cose di loro, consumavo più di loro, producevo più rifiuti di loro: mi sentivo come un grasso ingordo che mangia alla stessa tavola di un anoressico.

Presente. Il presente è il tempo degli incontri: quello che più mi ha colpito sono state le persone, i volti, i sorrisi, le parole, i gesti, il lavoro, la festa della gente. Dappertutto le difficoltà e le fatiche di una vita, che non assicura nemmeno di mangiare una volta al giorno, sono affrontate con dignità, con coraggio, con fierezza, pronti anche a dividere con l'ospite il poco che hanno (che imbarazzo ricevere io un regalo da loro!). Stringendo decine di mani ad ogni incontro e salutando per strada tutti gli sconosciuti, si scopre l'apertura e l'accoglienza di un popolo, che non sarebbe capace di correre con gli occhi bassi e la bocca cucita come facciamo noi.

Futuro. Tutti vorremmo che nel futuro del Burkina ci fosse sviluppo, progresso. Ma quale sviluppo? Nei quartieri più ricchi della capitale progresso vuol dire copiare lo stile occidentale, diventare il più possibile simili a noi, ma questo travaso immediato porta più danni che benefici. Dopo secoli di colonizzazione (politica, militare, culturale), è diventato difficile persino pensare ad una via di sviluppo locale, autoctona, africana, capace di tenere insieme la cultura tradizionale e il nuovo che avanza. Dei piccoli semi buoni ci sono già oggi e attendono di crescere: giovani che cercano di studiare; cooperative di donne che assumono la gestione di un mulino o di un laboratorio artigianale; associazioni di contadini che vogliono essere protagonisti del loro stesso sviluppo. Il cammino sarà lungo, perché quando la gente è incerta del cibo quotidiano difficilmente può pensare a risparmiare e a progettare il futuro; intanto, con le offerte raccolte a Fusignano e dintorni, abbiamo un po' concimato questi piccoli semi.

 

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